“L’inventore di sogni”

“L’inventore di sogni”

Come spesso capita, ecco che domenica scorsa un bel libro mi chiama dall’alto di uno scaffale  ed io, senza esitare, gli ho risposto.

Inizio a leggerlo e cosa trovo tra pagina 9 e pagina 11? Questa bellissima descrizione di un bambino, Peter, che tanto assomiglia ai bambini e ragazzi che frequento solitamente. I pensatori visuo-spaziali, i sognatori ad occhi aperti, i creativi che la scuola, a volte, non riesce a valorizzare.

“A scuola, il problema dei sognatori ad occhi aperti, e di poche parole per giunta, è che gli insegnanti, specie quelli che non vi conoscono bene, tendono a considerarvi un po’ stupidi. O se non proprio stupidi, come minimo tonti. Non c’è nessuno che riesce a vedere le cose fantastiche che vi passano per la testa. Se un insegnate vedeva Peter assorto a scrutare fuori dalla finestra, o bloccato davanti a un foglio bianco, pensava che si stesse annoiando o che non sapesse la risposta al quesito. Ma la verità era ben diversa. Una mattina per esempio i bambini della classe di Peter dovevano fare un compito di aritmetica. Si trattava di sommare numeri molto grandi, e avevano a disposizione venti minuti per farlo. Peter si era appena messo al lavoro sulla prima addizione che gli capitò di pensare al numero più lungo del mondo. Giusto la settimana scorsa aveva letto da qualche parte di un numero che aveva un nome bellissimo: google. Un googol era dieci elevato alla centesima potenza… Peter lasciò vagare la mente tra quella sconfinata distesa di zeri, che creavano nello spazio una scia di bolle….Se avesse chiesto al droghiere un googol di caramelle mou ricoperte di cioccolato, non si sarebbero trovati in tutto l’universo neppure abbastanza atomi per fabbricarle. Peter appoggiò la testa alla mano e diede un sospiro. In quel preciso momento la maestra battè le mani. Erano passati i venti minuti. e Peter aveva appena scritto la prima cifra della prima addizione. Tutti gli altri bambini avevano finito. La maestra aveva osservato Peter fissare il foglio senza scrivere niente e sospirando ogni tanto. Poco dopo questo episodio, Peter venne inserito in un gruppo di bambini che avevano enormi difficoltà a sommare anche cifre piccole come 4 e 6. Non gli ci volle molto ad annoiarsi e a trovare anche più impossibile fare attenzione. …Gli insegnanti che dovevano fare con lui?

Naturalmente, i genitori di Peter e sua sorella sapevano bene che lui non era stupido, né pigro, né indolente e alcuni insegnanti della scuola finirono col rendersi conto del fatto che nella sua testa succedevano migliaia di cose interessantissime. Dal canto suo Peter, crescendo, imparò che, siccome la gente non riesce a vedere che cosa ti sta passando nel cervello, la cosa migliore per farsi capire, è dirglielo. E così incominciò a scrivere alcune delle avventure che gli capitavano mentre guardava dalla finestra o se ne stava sdraiato a fissare il cielo. Da grande diventò un inventore e scrittore di storie e visse una vita felice. In questo libro, troverete qualcuna delle imprese accadute dentro la testa di Peter, trascritte con fedeltà assoluta all’originale.”

(da “L’inventore di sogni”diIanMcEwan).

 

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